Tra qualche mese arriverà sugli italiani la stangata dell’IMU, la tassa rimessa dal Governo Monti sugli immobili, misura resa necessaria come dichiarato dai tecnici per reperire le risorse sufficienti per fronteggiare la grave crisi economica globale.

Sono tornati quindi in voga termini come rendita catastale e valore catastale, sotto la lente d’ingrandimento del Governo per i valori sballati e spesso inferiori alla vera tassa da pagare. Sul web si trovano diversi portali che offrono il servizio del calcolo on line del valore catastale attraverso pochi e semplici passi. I servizi offerti da questi siti Internet sono fruibili in modo gratuito.

In questo articoli verrà spiegato il metodo per calcolare il valore catastale dei terreni agricoli.

Cosa è il valore catastale?

Il valore catastale è la base di calcolo per il pagamento di alcune imposte e differisce di valore a seconda dell’immobile, classificati secondo un certo criterio (appartenenti per esempio al gruppo A,B,C,D,E); esiste inoltre anche un altro valore, al di fuori di quelli dei fabbricati, che è riferito ai terreni non edificabili. Il valore catastale si ottiene quindi attraverso la moltiplicazione della rendita catastale con il coefficiente stabilito secondo la classificazione degli immobili appena illustrata.

Valore catastale, svolta per i terreni agricoli

Per quanto riguarda il valore catastale dei terreni agricoli, arriva una buona notizia per il settore dell’agricoltura: infatti durante la stesura del disegno di legge per la riforma fiscale, i terreni agricoli sono stati esclusi dalla revisione del catasto. Ciò significa che i terreni agricoli non subiranno nessun aumento derivante dalla rivalutazione.

Allargando il discorso, sospiro di sollievo anche per quanto riguarda i fabbricati rurali, che nell’attuale stesura della delega, sono esclusi dalla revisione del catasto. Viva soddisfazione è stata espressa dal Ministro Mario Catania che ha sostenuto l’impegno del Governo per evitare che sia svantaggiata la competitività delle imprese in questo settore.

Il dibattito sull’IMU aveva scatenato feroci polemiche che vedevano da una parte il Ministero dell’Economia e dall’altra le associazioni agricole e il testo successivo è stato rivisto grazie a delle modifiche apportate nella legge delega. Tuttavia, si pensa che in futuro sarà comunque apportata la revisione del valore catastale dei terreni, per aggiornare la reale evoluzione economica per ciò che riguarda la redditività dei terreni stessi.

Come valutare questo tipo di possedimenti

Per determinare il valore catastale dei terreni agricoli occorre rivalutare del 25% il reddito dominicale del terreno, tenendo come riferimento il valore del 1° gennaio dell'anno in questione, e poi moltiplicare il risultato per 110 o 130.

Si utilizza il primo moltiplicatore per i coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola. Sono coltivatori diretti i piccoli imprenditori che lavorano il terreno ricorrenti alla propria manodopera e a quella della sola famiglia; sono imprenditori agricoli professionali (IAP) coloro che gestiscono direttamente o tramite società i terreni impiegando almeno il 50% del proprio impegno lavorativo.
Tutti gli altri utilizzano il 130.

Per facilitare il calcolo, è possibile utilizzare questo schema:

  • Valore terreno x 1,25 = Reddito dominicale
  • Reddito dominicale x 110 o 130 = Valore catastale
  • L'aliquota Imu, inoltre, varia da una percentuale pari a 0,46 a una pari a 1,06. Il range è determinato dalla possibilità dei Comuni di varia di uno 0,3% tale importo.

Agevolazioni Imu

Sono tuttavia disponibili interessanti agevolazioni Imu per questo tipo di proprietà.
I terreni di cui sopra sono soggetti all'imposta limitatamente alla parte di valore che eccede il tetto dei 6.000€, con le riduzioni seguenti:

  • Riduzione del 70% sul reddito successivo ai 6.000€ sino ai 15.000€
  • Riduzione del 50% sino ai 25.000€
  • Riduzione del 25% sino ai 32.000€

Gruppi di Acquisto Terreni (GAT). Ritorna alla terra e ci guadagni!

Quante volte avete desiderato mollare tutto - la routine di un lavoro che non si ama, la vita frenetica e poco salutare della città – per tornare ad una vita più sana, a contatto con la natura, con la soddisfazione di sentirsi autosufficienti con il raccolto della propria terra e magari riuscire anche a guadagnarci. Il confronto con la realtà, poi, induce spesso a rinunciare a qualsiasi iniziativa, ma una valida alternativa è fornita dai GAT o Gruppi di Acquisto Terreni, vale a dire associarsi a un gruppo di persone per acquistare con quote paritarie un appezzamento di terra e farne un’impresa.

Perché scegliere di costituire un GAT?

Quando ci si informa sui costi di un terreno agricolo e sulle procedure per avviare un’impresa agricola, spesso si rimane sconfortati soprattutto dai costi da affrontare e dagli oneri fiscali che nel caso dell’imprenditoria agricola sono pesantissimi, per non parlare del confronto con le economie di scala, dell’estensione del terreno in rapporto alle colture e al loro effettivo rendimento, la specificità del terreno.

Come superare tutti questi ostacoli senza rinunciare ad un’idea imprenditoriale valida? La soluzione l’hanno trovata due professionisti di Mantova: l’avv. Rosanna Montecchi e il commercialista Gianluca Marocci che nel 2009 per primi concepirono e costituirono in Italia il GAT – oggi un marchio riconosciuto. L’intuizione di base è la seguente: riunire un gruppo di persone – da 50 a 100 – per l’acquisto di un fondo o terreno agricolo piuttosto grande e consistente (più vantaggioso rispetto ai costi dei piccoli appezzamenti) e costituirsi in forma societaria per superare le problematiche di ordine fiscale e garantire un rendimento sull’investimento.

Una volta acquistato il terreno vi sono due possibilità:

  • Affittarlo (e il rendimento dell’investimento oscilla tra l’1 e il 2 % del valore del terreno); o
  • Lavorarci direttamente (in questo caso il rendimento varia molto, a seconda dell’impegno, delle competenze e capacità professionali e richiede ulteriori investimenti).

Come investire in un GAT

Per aderire ad un gruppo di acquisto, occorre prima manifestare il proprio interesse presso il G.A.T. Italia compilando il modulo di “Manifestazione d’interesse”. Quando si raggiunge il numero minimo di adesioni nella propria zona di residenza o quella di preferenza indicata nel modulo, il soggetto sarà ricontattato e ulteriormente informato sulle procedure successive.

Se il richiedente è già in possesso di un terreno o di un’attività avviata deve contattare direttamente il GAT e si valuterà la formula più adatta per la costituzione di un nuovo gruppo.

Ritorno al passato con molta innovazione, l’esperienza dei primi GAT in Italia

Il terreno agricolo non è più solo un bene rifugio, ma si delinea come una vera e propria forma di investimento produttivo. Chi decide di costituirsi come GAT per lavorare, coltivare la terra, fare impresa e di conseguenza vivere del lavoro della terra ha anche in mente un investimento di tipo etico e basato su rendimenti e guadagni non certo immediati, ma che sul medio e lungo periodo sono in grado di assecondare la richiesta di prodotti ortofrutticoli sui mercati locali ed esteri.

Innanzitutto, la filosofia alla base dei GAT prevede la disponibilità ad avviare imprese che adottino:

  • soluzioni eco-sostenibili e rivolte all’auto-sostentamento energetico tramite impianti fotovoltaici o minieolici o solare termico, autonomia idrica, e uso di combustibili naturali;
  • coltivazione biologica o ripopolamento boschivo o allevamenti allo stato brado;
  • gestione a filiera corta, puntando sull’alleanza tra produttori e consumatori rivolgendosi ai mercati contadini, alla ristorazione locale di qualità e alla vendita diretta.

Attualmente, in Italia, le esperienze di GAT già avviati con successo sono due: Quistello (Mantova) il primo costituitosi nel 2009 e Scansano in Toscana.

Mercato e prospettive future dei GAT

Il mercato agricolo tradizionale è monopolizzato dai grandi operatori che “dettano legge” sui prezzi in base a variabili che spesso esulano dalla produzione dei beni stessi. Questo ha provocato a lungo andare una perdita di potere contrattuale da parte dei piccoli produttori.

La soluzione di costituire un GAT – che ha come interlocutore naturale il mercato locale – permette di vendere i prodotti ortofrutticoli a prezzi minori senza dover strutturare una onerosa rete di distribuzione. I prodotti, in quanto biologici, sono garanzia di freschezza e sicurezza di provenienza e questo favorisce la valorizzazione del marchio GAT e di mantenere bassi i prezzi anche all’interno del mercato degli stessi prodotti biologici o naturali.

Forme di integrazione al reddito agricolo dei GAT

Quando nacque il GAT di Quistello nel 2009, era già evidente la tendenza in Italia a costituire nuove imprese agricole, infatti nel primo trimestre di quell’anno le imprese agricole erano 10.269 contro i 9014 dell’anno precedente: 1255 imprese nuove nate in soli tre mesi (Infocamere).

Il ritorno al lavoro della terra non implica solo l’attività agricola della coltivazione. Per incrementare o integrare il reddito agricolo è possibile costituire, anche all’interno dei GAT:

  • servizi di agriturismo,
  • percorsi di trekking a cavallo o a piedi,
  • corsi di educazione ambientale,
  • fattorie didattiche,
  • punti vendita diretti per i propri prodotti,
  • collaborazioni con i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS).



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