In materia di locazioni sono davvero tantissime le cose da tenere in considerazione, soprattutto per non trovarsi a dover risolvere eventuali problemi futuri. La prima cosa da fare è sicuramente preoccuparsi di stipulare e, soprattutto, regolarizzare il contratto. La corretta registrazione del contratto d'affitto di qualunque natura è infatti una garanzia e una sicurezza per chi decide di prendere in affitto un immobile.

Dopo aver scelto la tipologia di contratto di locazione che è più indicata alle vostre esigenze d'affitto e dopo aver registrato legalmente lo stesso, bisognerà anche preoccuparsi di pagare le tasse che sono previste dalle leggi dello Stato italiano.

Le principali imposte legate all'affitto

Tra le tasse da pagare sulle locazioni c'è sicuramente l'imposta di bollo, relativa al costo del bollo da apportare sul contratto per autenticarlo, e l'imposta di registro. Ci sono poi altre tasse da versare per l'affitto. C'è, ad esempio, la tassa di registro, ovvero l'ammontare relativo alla registrazione e ai bolli utili per regolarizzare il contratto di locazione presso l'Ufficio del Registro.

Tassa sugli affitti molo nota è anche l'Imposta comunale sugli immobili, più comunemente nota come ICI, che prevede un'aliquota proporzionale al valore catastale di un immobile e viene definita dai vari comuni presenti sul territorio italiano. C'è inoltre l'Irpef che viene definito dallo Stato e si va a valutare in base al reddito della casa in questione.

La tasse sugli immobili ha conosciuto diverse fasi e diverse denominazioni: ora infatti si parla di TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili) che ha sostituito l’IMU (Imposta Municipale Propria), varata dal Governo Monti, per le abitazioni principali ma che si aggiunge ad essa in tutti gli altri immobili. La TASI deve essere pagata per le abitazioni principali e la novità riguarda anche le persone che sono in affitto: quest’ultime infatti devono contribuire al pagamento dell’imposta insieme ai proprietari, in una misura che oscilla tra il 10% e il 30%. Non tutti i Comuni hanno fissato entro i termini previsti l’aliquota per la TASI che può essere pagata in due soluzioni (ottobre e dicembre) oppure in un’unica soluzione a dicembre per quegli Enti locali che non hanno stabilito l’aliquota nei tempi previsti. Il pagamento si effettua tramite l’apposito modello F24 (la transazione si effettua on line per somme superiori ai 1000 euro).

Questi continui cambi di denominazione hanno spazientito e mandato in confusione i cittadini: si è passati infatti all’abolizione dell’ICI al ripristino della tassa con diverso nome, l’IMU, per passare poi alla TASI attraverso tutti i passaggi intermedi come IUC (Imposta Unica Comunale) e TARI (Imposta sui Rifiuti).
Tuttavia, per chiarimenti o dubbi si può consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate per avere un quadro più chiaro sulla propria situazione, sia relativa all’abitazione principale che nel caso si fosse in affitto.

Cos'è la tassa di affitto "cedolare secca"

Sul versante delle locazioni sono infine state introdotte nuove agevolazioni fiscali dall'Agenzia delle Entrate; dal 7 aprile 2011 è infatti entrata in vigore il regime della Cedolare Secca, assieme alla cedolare secca pluriennale e all'acconto Irpef sulle abitazioni, proclamato dal Decreto legislativo numero 3 chiamata, “Disposizioni in materia di federalismo fiscale”.

Il regime della cedolare

Il regime della cedolare secca viene scelto liberamente dall'acquirente, è infatti definito facoltativo e opzionale e riguarda esclusivamente gli immobili ad uso abitativo e che presentino un tipo di accatastamento compreso tra A/1 e A/11. L'A/10 rimane fuori dal regime della cedolare secca perché riguarda gli immobili da adibire ad uffici.

Novità 2014

Visto il perdurare della crisi economica, il Governo Renzi ha adottato alcune misure per stimolare il mercato immobiliare, fermo sia per quanto riguarda le case rimaste invendute che per la scarsa richiesta di persone a chiedere affitti o ad acquistare immobili. Grazie allo Sblocca Italia, infatti, chi comprerà casa e la darà in affitto tramite un canone concordato per un periodo di tempo uguale ad otto anni, potrà avere in beneficio dei bonus fiscali uguale al 20% al costo di acquisto dell’immobile in questione. Il modello di questa impostazione legislativa è stato mutuato dalla Francia, Paese in cui questo sistema ha portato consistenti benefici all’economia. Nello Sblocca Italia sono previsti anche delle modifiche per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione per i quali non ci sarà più bisogno di perdere tempo in autorizzazioni e permessi burocratici. Per tutte le informazioni sulle agevolazioni fiscali, i rapporti fisco-casa per acquisto e vendita, cartelle di pagamento e sanzioni pecuniarie, si può consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate alla sezione di riferimento.



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Il contratto di locazione abitativa agevolata, detto anche affitto a canone concordato, è una tipologia di locazione introdotta a fine anni ’90 con la legge del 9 dicembre 1998, n. 431. La possibilità di stipulare un contratto di locazione abitativa agevolata è riservata alle abitazioni presenti in comuni ad alta densità abitativa che abbiano stipulato una convenzione con le associazioni di categoria.

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