Tali atti amministrativi sono stati istituiti al fine di regolamentare le norme in ambito edilizio ed evitare così i numerosi fenomeni di abusivismo edilizio.

A tal proposito sono stati dunque creati degli specifici moduli da consegnare e compilare ogni qualvolta si deve adoperare degli interventi edilizi; tra questi abbiamo la DIA ordinaria, la super DIA, e la SCIA.

Documentazione relativa alla super DIA

Come la DIA, la SuperDia è una sorta di dichiarazione autonoma che va consegnata in Comune e viene presentata da un professionista abilitato; essa ha validità di tre anni. In allegato al modulo della SuperDIA andrà consegnata la documentazione, che varia spesso in base al tipo di intervento edilizio da compiere.

La differenza principale fra la Dia e la Super Dia è la qualità dei lavori che si intendono effettuare: la Dia è relativa ad operazioni che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano le destinazioni d'uso dell'immobile né la sua categoria edilizia. La certificazione “super”, invece, è il presupposto per tutte quelle operazioni più complesse che, invece, tendono a modificare le destinazioni d'uso, che modifichi il volume o le unità immobiliare dell'oggetto; ma anche degli interventi di nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica se sono stati disciplinati da disposizioni comunali.

La Super Dia va consegnata 30 giorni prima dell'inizio dei lavori allo Sportello Unico per l'Edilizia del Comune dove si opera.
Accompagnano questa dichiarazione altri documenti:

  • Una relazione dettagliata e tecnica dell'intervento (firmata da un professionista)
  • Il progetto completo dell'opera
  • Certificazioni e autorizzazioni di carattere urbanistico, d'igiene, ambientale, di sicurezza
  • Dati relativi all'impresa che si occupa dei lavori con annessa la sua iscrizione alla Camera di commercio e l'autocertificazione relativa all'organico medio per anno
  • Il Documento unico di regolarità contributiva ovvero la dichiarazione dell'impresa secondo la quale tutti gli obblighi nei confronti di Inps, Inail e Cassa Edile sono stati assolti.

Il Durc dev'essere richiesto da tutte le imprese edili attraverso consulenti o associazioni di settore, oppure anche per via telematica consultando il sito dello Sportello Unico Previdenziale o attraverso i portali dell'Inail, Inps o Cassa Edile.

Il documento viene inviato dalla Cassa Edile di appartenenza entro 30 giorni dalla richiesta se questa va a buon fine. In caso contrario, il Durc non verrà consegnato e l'impresa sarà costretto a perdere eventuali gare d'appalto e lavori anche in corso d'opera. Quest'eventualità si avvera quando, nel momento in cui viene controllata la posizione dell'azienda, vengono riscontrare irregolarità nei confronti degli enti citati. L'azienda sarà poi ovviamente obbligata a sanare la sua posizione.

Costi e sanzioni legati alla super DIA

Le sanzioni della SuperDia sono le stesse di quelle previste per la DIA, ovvero quelle relative al Decreto Legislativo numero 380 del 2001. Riguardo ai costi la superDia prevede il pagamento del contributo in costruzione, definito dalla Regione, e gli oneri di costruzione, stabiliti invece dal Comune.

Se l’immobile è soggetto a vincoli urbanistici, il termine di trenta giorni decorre dal rilascio della concessione emessa dall’ufficio di competenza. La SuperDia èinfine applicabile ad opere regolate da piani attuativi comunali che stabiliscano determinate variazioni di piani e volumi dell’immobilie; nonché precise tipologie edilizie e materiali da usare per la costruzione.

Gare d'appalto, quante e quali tipologie esistono

Tre, tredici, trentadue, trentanove e cinquantotto. Non stiamo dando i numeri né tentando la cinquina per il gioco del Lotto, ma semplicemente abbiamo sintetizzato in cifre la difficoltà di avvicinarsi a un bando pubblico. Questi numeri, forniti grazie al supporto dei tecnici di Appaltitalia, rappresentano infatti l’elenco (sintetico) delle varie tipologie e sottocategorie presenti nel mondo degli appalti in Italia. Ovvero, tre macroaree, tredici ambiti per le Opere Generali, trentadue per i Servizi, trentanove per le Opere Specializzate e, infine, cinquantotto per le Forniture, cui vanno aggiunte ulteriori specificazioni, oltre che le gare che raggruppano più argomenti.

Insomma, è decisamente necessario fare chiarezza e cercare di specificare al meglio in che modo si legge un bando e cosa identifica il codice della categoria, che viene espresso per ogni procedura.

Partiamo dal basso. La prima grande divisione che riguarda gli appalti pubblici è abbastanza intuitiva, e riguarda l’oggetto fondamentale della richiesta della Pubblica Amministrazione. In dettaglio, dunque, si distinguono 3 differenti tipologie generali, ovvero Lavori e opere (cioè attività di ristrutturazione, recupero, demolizione, manutenzione o costruzione), Servizi (se gli Enti necessitano di supporto per attività di tipo ingegneristico, informatico e così via), e infine Forniture (vale a dire tutto quello che concerne l’approvvigionamento di prodotti necessari alle funzioni delle amministrazioni pubbliche). Ogni ambito è disciplinato da una specifica normativa, che confluisce in quella che regola il funzionamento generale delle procedure.

Lavori e Opere. Entrando invece nel dettaglio delle tipologie, una delle più importanti, più conosciute e utilizzate (anche per il valore medio degli importi a base d’asta) è senza dubbio il settore di Lavori e Opere pubblici, che raggruppa ben 52 differenti categorie di intervento in cui la Pubblica Amministrazione può prevedere il ricorso a imprese private. Le Opere di carattere Generale sono 13, vengono distinte dal codice OG e riguardano tra l’altro attività di edilizia civile e industriale, strade, restauri, fogne e acquedotti; quelle invece riconducibili a Opere Specializzate sono 39, e fanno riferimento a scavi, arredo urbano, finiture e in legno, demolizioni, arginature. Per tutti questi lavori è fondamentale l’attestazione SOA (Società Organismo di Attestazione), un documento che serve all’impresa a comprovare di possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa dei Contratti Pubblici di lavori e la capacità di eseguire opere pubbliche di lavori con importo a base d’asta superiore a 150mila euro.

Gli appalti di Servizi. Altrettanto vasto è il campo relativo ai servizi che la Pubblica Amministrazione può appaltare a imprenditori o raggruppamenti di imprese: come detto, si possono distinguere ben 32 differenti sottotipologie, che sono caratterizzate dall’iniziale S e hanno come oggetto il compimento di una particolare attività per conto dell’ente. Scorrendo tra le varie voci, presenti anche sul sito di Appaltitalia, si leggono ambiti decisamente “curiosi” come i servizi per accalappiacani, per l’allestimento di eventi o fiere, per la lavorazione delle carni, per la pesa pubblica o per la tappezzeria e sartoria, che si trovano accanto ad azioni più comuni come i servizi funerari, quelli di pulizia e quelli di tesoreria o di assicurazione.

Il terzo settore. L’ultima categoria generale è quella delle forniture – che è anche quella che presenta il maggior numero di interventi, ben 58 – e riguarda la consegna, usualmente a carattere periodico e continuativo, di determinate quantità di beni mobili richieste dalla Stazione Appaltante e necessaria per le sue funzioni. È praticamente impossibile riassumere l’elenco completo delle possibilità previste dal Codice degli Appalti, perché sono considerati praticamente tutti i beni, comuni e non, che possono essere utili ai vari enti: e così, gli appalti possono riguardare la fornitura di elementi per l’arredo urbano (ovvero, pensiline, fioriere, panchine, attrezzature per parco giochi), per la cancelleria (e quindi penne, matite, carta per stampanti), ma anche pasti, strumenti di misura, mezzi di trasporto e materiali sanitari.





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