In caso di risoluzione anticipata di un contratto affitto o di locazione, per il quale si è pagata l’imposta di registro per l’intera sua durata, il contribuente ha diritto al rimborso della parte di imposta relativa alle annualità successive a quella nel corso della quale si è verificata la risoluzione.

Rimborso dell'imposta di registro

Il rimborso dell'imposta di registro può essere richiesto entro tre anni dal giorno della risoluzione, presentando domanda all'ufficio delle Entrate che ha eseguito la registrazione della dichiarazione relativa al contratto (art 77 del Testo Unico delle Imposte di Registro n. 131 del 1986).

In caso di risoluzione anticipata del contratto occorre infine versare su apposito modello F 23 un'ulteriore imposta di importo fisso (al momento 67,00 euro) e presentare all'agenzia delle Entrate la ricevuta di versamento, evitando così il pagamento dell'imposta di registro per le successive annualità e, per il proprietario, le imposte sul mancato reddito derivante dal canone di locazione.

Recesso anticipato del contratto d'affitto per volontà del conduttore

Il recesso anticipato dal contratto da parte del conduttore comporta, a carico delle parti, l'obbligo di versamento della tassa di registro, per la risoluzione anticipata. L'articolo 17, comma 1, decreto del presidente della Repubblica, 131/1986, dispone infatti che:

«l'imposta dovuta per la registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili esistenti nel territorio dello Stato, nonché per le cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite degli stessi è liquidata dalle parti contraenti ed assolta entro trenta giorni mediante versamento del relativo importo presso uno dei soggetti incaricati della riscossione, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 9 luglio 1997, numero 237. L'attestato di versamento relativo alle cessioni, alle risoluzioni e alle proroghe deve essere presentato all'ufficio».

A chi spetta l'onere di versare la tassa?

L'onere di provvedere al versamento della tassa di risoluzione compete al locatore, salvo il rimborso della metà di quanto anticipato, a norma dell'articolo 8, legge 392/78.

Locatore e conduttore sono obbligati solidalmente al versamento della tassa, a norma dell'articolo 10, comma 1, lettera a), decreto del presidente della Repubblica, 26 aprile 1986, numero 131. Infatti, molto spesso questa imposta viene suddivisa a metà tra le due parti in causa; in caso contrario sarà il locatario a dover saldare per intero questa tassa. Prima di ciò, è bene controllare se nel contratto di locazione ci sia una postilla in merito: in questo caso si seguirà cosa ci sarà scritto nel contratto.

Per un ulteriore approfondimento si consiglia la lettura del libro: La cedolare secca sugli affitti e le nuove imposte comunali

Chi può recedere dal contratto?

Per legge solo il conduttore, ossia l’inquilino, può recedere dal contratto d’affitto mentre questa opportunità non viene permessa a chi dà l’immobile in locazione. Per questo motivo è stato sollevato anche il dubbio di costituzionalità che però la Corte ha bocciato spiegando che è giusto che sia più tutelata la parte debole del contratto, ossia i soggetti inquilini. Questa possibilità può essere usufruita sia per locali adibiti ad uso commerciale che per quelli ad uso privato o abitativo o di natura transitoria.

A tal proposito quindi è importante controllare la natura del contratto e soprattutto la sua durata che a seconda della tipologia riserva diverse formule (per quelle commerciali si parla della formula 6+6). La comunicazione deve avvenire a mezzo raccomandata andata/ritorno rispettando le tempistiche vigenti, ossia con sei mesi di anticipo rispetto alla data scelta per lasciare l’immobile. Nelle carte andrà precisato anche il motivo per il quale si decide di lasciare in anticipo l’immobile affittato in precedenza. Nella lettera da inviare, dovranno comparire anche i dati anagrafici del richiedente, richiesta e tempistiche riguardo il recesso in anticipo del contratto di locazione.

A tal proposito, il conduttore è obbligato a pagare anche la parte restante d’affitto fino alla data scelta di addio all’immobile. Tuttavia, se il proprietario riuscirà ad affittare l’immobile ad altri soggetti, si dovrà pagare il recesso anticipato per il periodo che l’immobile in questione è rimasto sfitto, ossia inabitato o non usufruito prima della scadenza originariamente prevista.
Bisogna infine aggiungere che il recesso non può avvenire per qualsiasi motivo visto che ciò può accadere solo in taluni casi espressi dalla legge, definiti “gravi motivi”, classificabili in: estranei alla volontà dell’inquilino, imprevedibili od oggettivi.



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