Affrontare ristrutturazioni importanti comporta sempre delle spese ingenti e, parallelamente, interventi di una certa rilevanza, che interessano l’edificio da un punto di vista strutturale: revisione di planimetrie, rifacimento degli impianti, spostamento di muri. In questo caso la demolizione è una parte necessaria dei lavori, e si mette in conto di dover smantellare e ricollocare anche la pavimentazione. In altri casi, però, demolire un’intera pavimentazione o un segmento di essa può rappresentare un vero e proprio problema, sia in termini di spese economiche, sia per le tempistiche e i disagi dovuti a un lavoro lungo e invadente.

Per questo motivo, molto spesso si ricorre ad alcune particolari tecniche di posa (ad incollaggio o in appoggio) e a specifici materiali, come le piastrelle Marazzi della linea Clays Cotton, formato 60x60, appositamente pensati per rimodernare un ambiente con un nuovo pavimento, senza però incorrere in lavori pesanti, lunghi e costosi.

Quando ci si appresta a rimodernare una stanza o parte di un appartamento si tende naturalmente a fare economia sulle spese per i materiali, costi della manodopera, tempi ed energie. Nel caso di piccole migliorie o cambi di look, ad esempio, si può pensare di cambiare la pavimentazione riducendo al minimo costi e tempi, ed evitando persino – in determinate situazioni – di spostare il mobilio, specialmente quanto si tratta di grandi e pesanti armadi o di mobili semi-fissi. In questo caso si può quindi scegliere di coprire il vecchio pavimento con un nuovo strato che fungerà da effettiva pavimentazione, per il quale sono attualmente disponibili vari campionari di materiali, dimensioni e texture.

Innanzitutto è bene fare chiarezza su un concetto preliminare: se si decide di coprire un vecchio pavimento, le strategie per la posa sono due:

vasca da bagno 638x425 

  1. Metodo di posa ad incollaggio. In questo caso viene steso un sottile strato di materiale adesivo tra il vecchio pavimento e quello nuovo, in modo che quest’ultimo rimanga saldamente incollato allo strato sottostante. È chiaro che una soluzione del genere non è indicata per cambi di look temporanei: rimuovere una pavimentazione incollata è infatti un’operazione delicata, lunga e costosa, che si risolve con la rottura della pavimentazione e la posa da zero di un nuovo pavimento. È quindi ovvio che il metodo di posa ad incollaggio – che sia parziale o totale – è consigliato solo nel caso in cui si preveda di tenere la pavimentazione così installata per almeno qualche anno.
  2. Metodo di posa ad incastro. È detto anche metodo in appoggio con posa fluttuante, nome che evoca strani presentimenti, ma in realtà è un metodo molto praticato e più che affidabile. La differenza con la posa ad incollaggio sta essenzialmente nell’assenza di qualsiasi tipo di colla. Questa caratteristica ha varie ripercussioni: appoggiare il pavimento invece di incollarlo vuol dire lasciare aperta la porta ad eventuali modifiche a breve termine, perché la pavimentazione così posata può essere rimossa o sostituita senza interventi impegnativi. Questa tecnica si posa si basa infatti su un esatto gioco di incastri tra i vari elementi che formano il pavimento, con una precisione (più che) al millimetro: è proprio la qualità del sistema ad incastro a determinare la compattezza della pavimentazione, per cui – a differenza del sistema ad incollaggio, in cui parquet, ceramica, pvc o di altro funzionano tutti ugualmente bene – nel sistema ad incastro è bene prestare attenzione al materiale che si sceglie in fase di progettazione.

Scegliere il metodo di posa dipende, quindi, dai gusti personali, dalle prospettive future e dai materiali utilizzati per la pavimentazione. In entrambi i casi, bisogna tener presente che l’operazione non consiste in una semplice sovrapposizione (in questo caso, infatti, si avrebbe a che fare con tutta una casistica di problemi, come il taglio delle porte, la giunzione con pavimentazioni esistenti in altri ambienti, ecc.) bensì di un intervento specifico con materiali particolari. La chiave, infatti, sta proprio nella sottigliezza della pavimentazione che costituirà lo strato superiore. 

  • Tra i materiali più utilizzati c’è sicuramente il gres porcellanato sottile (o gres laminato), una lastra di ceramica a pasta opaca, densa e dura capace di coniugare le caratteristiche del classico gres porcellanato (la resistenza e la semplice manutenzione, innanzitutto) con lo spessore ridotto, indispensabile per la posa senza lo smantellamento del pavimento sottostante. Solitamente le lastre non sono più spesse di tre millimetri e hanno dimensioni e forme variabili. 
  • Un’altra soluzione molto utilizzata, ma di minor pregio, è il pavimento in PVC, policloruro di vinile, che presenta il notevole vantaggio di poter imitare e riprodurre l’aspetto di qualsiasi altro materiale; inoltre, grazie alla possibilità di usare lastre stratificate autoadesive, l’operazione di posa è davvero tra le più semplici. 
  • Negli ambienti moderni e con un design minimalista è spesso consigliata la pavimentazione in cemento o in resina: i rivestimenti a base cementizia sono sempre più diffusi e oltre che da una grande versatilità sono caratterizzati da un’imbattibile resistenza, dalla facilità con cui possono essere installati sopra precedenti pavimentazioni e dalla semplicità con cui si puliscono.




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