Dopo quella del primo digitale terrestre, un'altra rivoluzione sta per interessare il mondo delle Tv, led e non solo: a partire dal 2020, infatti, il passaggio a frequenze televisive nuove darà il la a una nuova era nel mondo del digitale terrestre. Un cambiamento molto significativo, anche perché sarà caratterizzato dall'introduzione di tecnologie di decodifica inedite. Se fino a questo momento lo standard di trasmissione che è stato impiegato è il DVB-T, tra un paio di anni il nuovo formato sarà il DVB-T2, vale a dire una estensione di quello attuale. La rivoluzione è alle porte, dunque, anche perché dopo una fase di transizione la nuova tecnologia dovrà essere adottata per forza, in base a quanto previsto dalle direttive della Commissione europea, non più tardi del 2022.

La tecnologia Led all’interno del cambiamento

Nella maggior parte dei casi, le televisioni di ultima generazione, che si auspichi supportino la transizione a nuovi standard di trasmissione, sono provvisti di tecnologia LED. In uno scenario mutevole come il nostro, che vedrà numerosi cambiamenti entro il 2022, scegliere una tv risulta essere complicato. Fino a qualche anno fa, la domanda più gettonata era “è meglio una tv plasma, LCD o LED?” oggi la domanda vive di complicazioni, alla luce di nuove tecnologie che si sono aggiunte (USB, SMART, DLNA etc), che hanno reso la risposta alla domanda parecchio complicata. In previsione del nuovo digitale terrestre che porterà numerosi disagi, questa vuole essere una parentesi tecnologica, capace di dare delucidazioni sulla tecnologia più gettonata all’interno del mercato. Il LED oggi risulta essere la scelta più pratica ed ecologia per illuminare le nostre case e per ottenere una risoluzione video nuova e brillante. L’acronimo, che sta per light emitting diode, ovvero diodo ad emissione luminosa, consiste nella presenza di un dispositivo opto-elettrico in grado di servirsi delle proprietà optiche di materiali specifici, per lo più semiconduttori, al fine di convertire l’energia elettrica che lo trapassa, in luce. Il fattore interessante, risiede nel fatto che questo processo viene messo in atto con una minima dispersione di calore ( 10%) e con una luce priva di fastidiosi ultrarossi e ultravioletti.

La luce emessa ha per cui una lunghezza d’onda che va a settarsi grazie all’uso di materiali semiconduttori e processi di fabbricazione differenti. I colori emessi dal led sono più puri e non sono disturbati da lunghezze d’onda dilatate. Tutti questi motivi hanno condotto il led a diventare il motore di una rivoluzione nel campo dell’illuminazione, non solo grazie ai notevoli risparmi energetici, ma anche a causa del fatto che le lampadine a led hanno una lunghissima vita, un’accensione instantanea (non come per le lampadine ad incandescenza) e uno spettro ricco di colori. La capacità dei televisori di ultima generazione, di ricevere il DVB-T2, nel corso degli ultimi tempi, è stata spesso integrata a televisori che, dal punto di vista della risoluzione grafica, fossero la massima espressione della tecnologia raggiungibile nelle nostre case. Il led è sicuramente espressione di un alto livello di tecnologia per cui, alla luce dei futuri cambiamenti, scegliere una tv che sappia ricevere le giuste frequenze e che sappia proporre un’esperienza visiva piacevole e per nulla fastidiosa, risulta essere la presa di posizione più sensata per un consumatore medio.

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Bisogna cambiare televisore?

A questo punto, è spontaneo domandarsi se in seguito a questa innovazione sarà necessario cambiare televisore: insomma, vale la pena di cominciare a dare uno sguardo alle offerte TV del momento o conviene attendere? Prima di tutto, è necessario capire se il Tv led che si possiede andrà bene o se dovrà essere sostituito. In realtà no, perché se anche una Tv non dovesse più funzionare con lo switch-off, sarà sufficiente comprare un decoder per garantirsi la compatibilità ai nuovi standard, proprio come era accaduto con il "primo" digitale terrestre. Per altro, chi ha comprato un televisore a partire dal 2016 in avanti con tutta probabilità non avrà bisogno nemmeno del decoder, in quanto quasi sicuramente la tecnologia necessaria è già integrata nell'apparecchio.

Il limite da tenere in considerazione è rappresentato, da questo punto di vista, dal 1° luglio del 2016: è a partire da quella data, infatti, che tutti i televisori che i negozianti hanno comprato dai produttori dovevano essere caratterizzati da un sintonizzatore che consentisse loro di ricevere le trasmissioni con la tecnologia DVB-T2 secondo le codifiche stabilite dall'Unione internazionale delle telecomunicazioni. Come si può notare, si parla di televisori venduti dai produttori ai negozianti, non di televisori venduti dai negozianti ai clienti: ciò vuol dire che nei negozi in cui erano presenti in magazzino ancora i televisori non aggiornati la vendita degli stessi è proseguita anche dopo il 1° luglio del 2016.

Conviene acquistare un televisore ora?

Ad ogni modo non ci dovrebbero essere problemi per chi compra un televisore adesso: l'obbligo per i negozianti è scattato il 1° gennaio del 2017, il che significa che da un anno e due mesi tutti i televisori in vendita dispongono, in teoria e a meno di comportamenti fraudolenti, della capacità di ricevere il DVB-T2. Al massimo, essi vengono proposti in abbinamento a un decoder compatibile.

Ciò non toglie che sia comunque opportuno prestare la massima attenzione ai prezzi molto bassi e alle offerte che appaiono fin troppo allettanti, perché è molto probabile che dietro promozioni eccezionali si celi solo il desiderio di sbarazzarsi di Tv con standard DVB-T. Le specifiche tecniche, per altro, devono essere prese in esame in modo meticoloso: quando si fa shopping occorre verificare non solo la compatibilità con lo standard DVB-T2, ma anche la capacità dell'apparecchio che si sta per comprare di supportare il codec H265/HEVC più recente.

Ma quali saranno i cambiamenti che verranno attuati? Con il passaggio al nuovo standard, saranno liberate le frequenze tra i 694 MHz e i 790 MHz, cioè quelle mobili della banda 700. Lo scopo è quello di fare in modo che tali frequenze siano attribuite alletelecomunicazioni mobili del 4G e del 5G, in modo tale che esse riescano a raggiungere gli edifici senza ostacoli e più semplicemente di quanto riuscirebbero a fare le frequenze contraddistinte da una lunghezza d'onda più corta. In pratica, sia i tablet che gli smartphone potranno beneficiare di una copertura migliore.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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