Appena apriamo un giornale, guardiamo un telegiornale o ascoltiamo la radio sentiamo spesso e volentieri parlare del cosiddetto MEF: detto così può suonare strano o qualcosa comunque difficile da comprendere ma in realtà non è altro che l’acronimo che racchiude al proprio interno il Ministero dell’Economia e della Finanzia dell’Italia. 

Il MEF, ad oggi, è sicuramente uno dei dicasteri più importanti del Governo italiano a ha il tutt’altro che semplice compito di gestire le finanze dello Stato che, come tutti sappiamo, si dividono in uscite ed entrate. Nel primo ampio campo rientrano tutte le spese pubbliche che vengono affrontate annualmente mentre nel secondo rientrano l’insieme delle tasse che gli stessi cittadini italiani devono versare nelle casse dello Stato. 

Oltre a questo il MEF esercita e svolge funzioni che spettano allo Stato in materia di natura economica, politica finanziaria e ovviamente di bilancio. Si occupa delle relazioni e della programmazione di tutti gli investimenti pubblici, delle politiche fiscali, del demanio e del patrimonio statale, delle dogane e ovviamente del sistema tributario. 

Il Ministero per potere funzionare a dovere presenta delle sedi in tutto il territorio nazionale ma nonostante ciò è assolutamente necessaria una piccola scala gerarchica nell’organizzazione ministeriale. Vengono infatti considerati uffici di diretta collaborazione del ministro: 

  • Il capo segreteria;
  • L’ufficio del capo di gabinetto,
  • Il portavoce;
  • La segreteria particolare;
  • Il capo ufficio stampa;
  • I tre consiglieri (diplomatico, politico e del ministro)
  • L’aiutante di campo
  • Il SECIN ovvero il servizio di controllo interno. 

Fatta questa doverosa precisazione abbiamo parlato precedentemente del sistema tributario nazionale. Abbiamo anche parlato di entrate nelle casse dello Stato e quindi di tasse che vengono pagate dai contribuenti. Ma come si articolano queste? E cosa sono queste aliquote che sembrano strettamente correlate con esse? 

Ecco cosa sono le aliquote 

In genere quando si parla di aliquota, o per meglio dire di quota parte, nelle scienze politiche e finanziarie si intende quel tasso di natura fissa o variabile che viene espresso in percentuale che viene applicato alla base imponibile per calcolare il tributo che il cittadino dovrà versare all’interno delle casse dello Stato. Essa può dividersi in due rami: può essere fissa o variabile. Nel primo caso nonostante il tempo non muta mai mentre la seconda potrebbe vedere aumentare o diminuire la propria percentuale. 
Le aliquote, ovviamente, possono essere applicate in tantissimi ambiti del sistema economico nazionale e conseguentemente di tipologie ce ne sono altre. Tra queste spiccano: 

  • L’aliquota media: generalmente è pari al rapporto dell’ammontare dell’imposta e dell’ammontare ella base imponibile;
  • L’aliquota marginale: è quella che viene applicata sull’’ultima fascia di ricchezza del cittadino contribuente;
  • L’aliquota fiscale totale: ribattezzata in inglese ‘Total RaxRate’ è quella coinvolge le varie imprese o comunque i profitti commerciali. Ci si riferisce quindi all’IRPEF, all’IVA e quant’altro.  
  • L’aliquota fiscale effettiva: o aliquota fiscale reale che dir si voglia è la percentuale che viene effettivamente calcolata alla base dell’imponibile. Nel calcolo della stessa vi sono taluni passaggi intermedi che ne modificano l’importo (vedi per esempio il caso delle detrazioni).

Il ruolo del MEF e delle aliquote 

Per quanto scomodo e antipatico possa essere qualsiasi Stato per potere andare avanti e guardare al futuro con serenità ha bisogno di una programmazione. Questa inesorabilmente passa tra le mani del Ministero dell’Economia e della Finanza che tramite le varie aliquote obbliga tutti i cittadini ad essere, di fatto, dei contribuenti. 
Per poter assicurare dei servizi è doveroso pagare chi li fornisce e i soldi lo Stato, da dove li deve prendere? Ovviamente dai contribuenti: il ragionamento, fatto così, ovviamente non fa una piega ma le domande sorgono spontanee quando nonostante il pagamento delle tasse i servizi continuano a mancare.  

Ovviamente rispondere a questa domanda esula da quelle che possono essere le nostre competenze e ovviamente non proferiamo parola ma è giusto e doveroso, ogni tanto, porsi dalla parte del cittadino... 

Nuove aliquote Irpef 2020: ecco cosa cambierà

Il 2019 è stato un anno particolare dal punto di vista politico, nessuna decisione da prendere e poi realmente presa è risultata facile e ormai la sfiducia nei confronti della politica cresce da parte degli italiani che si descrivono spesso stanchi di essere governati in questo modo.
Al di là delle proprie opinioni politiche, elemento che non ci compete trattare, quello che vogliamo descrivervi riguarda le ultimissime novità relative alle aliquote Irpef.
Secondo quanto detto non molto tempo fa l’obiettivo era quello di ridurre le tasse attraverso la rimodulazione delle aliquote, ma recentemente il ministro dell’economia Gualtieri ha affermato che non si può parlare di tutto ciò prima della Legge di Bilancio 2020, parlando in questo caso di evidenti ripercussioni nel 2021, quindi non proprio in tempi recenti.

Nella Legge di Bilancio 2020 non vi saranno, pertanto, nuove aliquote Irpef ma l’avvio del taglio del cuneo fiscale, probabilmente il salario minimo e il blocco dell’aumento dell’IVA.
Quello che in linea di massima si sa è che l’obiettivo è sempre lo stesso, ovvero quello di ridurre le tasse per il ceto medio e per garantire ciò bisognerebbe ridurre da 5 a 3 gli scaglioni Irpef e modificare di conseguenza le relative aliquote.

Per alcuni di voi non si tratterà di una novità ed in effetti si parla di tali provvedimenti già dal 2018, tuttavia si è sempre rimandato per “cause di forza maggiore” e solo attualmente il governo si sta muovendo in questa direzione attraverso il prossimo DEF dalla durata triennale e l’apertura di tavoli tecnici al MEF.
Adesso una domanda sorge spontanea, ma quali potrebbero essere queste nuove aliquote? Per comprendere ciò occorre ricordare che la riforma dell’IRPEF è una modifica dell’attuale sistema di tassazione basato sull’imposta dei redditi delle persone fisiche.
Data la decisione di scendere da 5 a 3 aliquote IRPEF e a 3 nuovi scaglioni di reddito, si cercherà di eliminare le aliquote del 23% e del 27% (le prime applicate agli scaglioni di reddito sotto i 15 mila euro, le seconde agli scaglioni tra i 15 mila e i 28 mila euro) sostituendole con un’aliquota unica del 20% da applicare, quindi, fino a 28 mila euro.
Insomma, la carne al fuoco non è poca, ma come potrete facilmente immaginare questo tipo di cambiamenti non è mai facile da realizzare, soprattutto quando ottenere la fiducia degli altri politici e del popolo è così complesso, il fatto che ci stiano lavorando è comunque positivo, vedremo nei prossimi mesi cosa verrà fuori.





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