Come ogni impianto tecnico di casa, ogni qualvolta che si incombe alla stagione che ne vede un uso maggiore, anche l'impianto termico deve essere sottoposto ad una manutenzione della caldaia approfondita e preventiva. Sebbene l'uso dell'acqua calda non termini neanche in estate, è in previsione dell'inverno e del freddo in arrivo che bisogna far sottoporre l'impianto a controlli mirati che lo proteggano da possibili guasti improvvisi.

Funzionamento della caldaia

La caldaia consente di trasformare il combustibile in calore, grazie alla presenza di un contenitore di acqua o di aria che viene riscaldata e consente così di riscaldare gli ambienti; è dotata di un marchingegno che genera un aumento di temperatura dovuto a forme di riscaldamento esterne all'apparecchiatura che agevolano e consentono così il processo di trasformazione del calore.

Di norma è costituita nei casi canonici solitamente dal focolare dal bruciatore, dalla camera di combustione, dalla fascio tuberio (un insieme di tubi) e dal condotto esterno che disperde i combustibili da buttare, ovvero il camino.

Accensione

La caldaia viene avviata attraverso degli appositi bottoni di accensione. I modelli di ultima generazione sono sempre più automatizzate e provviste di numerosi meccanismi che agevolano il processo di accensione.

Una volta accesa, a pompare l'acqua calda all'interno della caldaia stessa, è il circolatore, che ha appunto la funzione di mettere in circolo l'acqua da trasformare in calore e da trasportare verso i termosifoni. L'accensione del gas contenuto all'interno del bruciatore si verifica invece nella camera di combustione, costituita solitamente da pareti di fibra di ceramica che ha la funzione di isolare termicamente la camera di combustione stessa.

All'interno c'è infine il bruciatore, all'interno del quale il gas combustibile viene incendiato e la valvola del gas che consente il passaggio dello stesso che arriva dal contatore centrale. La valvola del gas è costituita da un otturatore di sicurezza, per evitare dispersioni pericolose e da un otturatore volto a regolare il riciclio del gas e del calore.

A cosa serve la manutenzione? I costi sono alti?

L'assistenza e la manutenzione della caldaia sono delle mansioni che vanno rispettate e sono previste dalla legge, per evitare pericoli di sorta e problemi che potrebbero causare dei veri e propri disastri all'interno della propria e delle abitazioni vicine. Ecco perché tutti gli impianti di riscaldamento devono essere assolutamente a norma. Un buon impianto di riscaldamento domestico consente inoltre di risparmiare energia ed evitare le dispersioni inutili nell'ambiente circostante.

Le caldaie di ultima generazione sono solitamente già sicure; mentre per quelle più vecchie è consigliabile chiamare l'assistenza per verificarne l'affidabilità della stessa, attraverso tecnici esperti e qualificati.

Tale tipo di intervento va effettuato ogni due anni e colui che si occuperà della manutenzione, singolo o ditta, dovrà comunicare l'avvenuto controllo alla provincia nella quale è situata l'abitazione; è bene poi che il proprietario della stessa si accerti che la comunicazione sia stata effettuata.

Se non sono rivenditori o la ditta produttrice ad informarvi in merito ai numeri da chiamare per l'assistenza della caldaia, potete infine cercare il centro specializzato più vicino al vostro immobile e chiamarlo periodicamente per la manutenzione.

Quanto conviene la manutenzione dell'impianto termico?

Sebbene dovrebbe essere la sicurezza personale e della propria famiglia a far riflettere sulla convenienza di una giusta manutenzione dell'impianto termico, segnaliamo subito come il settore sia ben regolato da norme precise che vogliono regolare la cadenza dei controlli periodici degli impianti. Così, se qualcuno si dimenticasse della manutenzione regolare delle caldaie, è la legge a ricordargli i propri doveri.

La manutenzione della caldaia è una procedura assolutamente preventiva: ha lo scopo di precedere guasti e malfunzionamenti nel periodo invernale, quando è più probabile che, dato l'uso assiduo dello strumento, questo non funzioni a dovere.

Le operazioni di controllo, infatti, permettono:

  • di ridurre il consumo del combustibile (perché si mantiene alta l'efficacia)
  • ottimizzare il rendimento termico
  • migliorare l'ari

Quale Norme, quali disposizioni per le caldaie

Questo campo non è affollato di testi di legge, per cui chi volesse preoccuparsi correttamente in anticipo della manutenzione della caldaia può fare riferimento al testo del Dlg 192 del 2005. Non c'è alcun dubbio che il concetto base da essa espresso ribadisce l'importanza della periodicità dei controlli al fine di assicurare sicurezza e massima funzionalità all'impianto.

Il testo specifica che gli impianti di maggiore portata e potenza (oltre i 35 Kw) generalmente dedicati ai condomini devono essere sottoposti a controlli annuali, mentre vi sono tempi differenti per quanto riguarda le caldaie di dimensioni minori, generalmente dedicate ad impianti autonomi per singole abitazioni.

Aggiornamento Aprile 2013

Altre norme di riferimento è il D.P.R. Numero 412 del 1993 e il D.P.R. n. 551 del 1999. Tuttavia, è attualmente in lavorazione una disciplina di modifica parziale di queste norme. Il Consiglio dei Ministri, infatti, sta varando un nuovo schema.

Innanzitutto la manutenzione della caldaia – e questa possibilità è già valida – vale per la detrazione del 55% dell'Irpef e rientra nella categoria della riqualificazione energetica.
Ma le operazioni di controllo potranno essere effettuate ogni due anni, invece che, come avviene ora, annualmente. Per gli impianti a gas, metano e gpl, invece, potrà avvenire ogni 4 anni. Il nuovo provvedimento mira anche ad eliminare l'obbligo di controllo per i soli impianti finalizzati al riscaldamento dell'acqua.

Cosa controllare

Fra le operazioni che rientrano nella manutenzione, vi sono:

  • la pulizia della caldaia
  • verifica del consumo dell'acqua
  • il controllo del serbatoio del combustibile
  • controllo dei fumi

È tuttavia possibile operare dei controlli personalmente. Ad esempio, un sintomo di un cattivo funzionamento della caldaia è la presenza di aria nei termosifoni. Per constatare tale evenienza, è possibile svitare la valvola del termosifone. Si consiglia di fare estrema attenzione: potrebbe scaturire un forte getto d'aria calda. Una volta uscita l'eventuale aria, verrà il turno dell'acqua: significa che non vi è più aria all'interno. Ripetere quest'operazione per tutti i termosifoni è un'operazione molto utile.

Un altro semplice controllo è l'apertura di un rubinetto lontano in modo che esca acqua calda. Se la caldaia si accende subito e l'acqua esce immediatamente calda, allora lo strumento è in ottima funziona. Alla base di ogni impianto, vi è pure un manometro – che misura la pressione dell'acqua – e un termometro – per la temperatura. Spesso è possibile regolarli manualmente.

Considerare "l'età" delle caldaie

Il fattore che fa segnare lo scarto nei tempi delle verifiche è l'età. Quelle a gas che hanno meno di 8 anni necessitano interventi di manutenzione della caldaia ogni quattro anni di funzionamento. Dall'ottavo anno di vita in poi, invece, le verifiche devono susseguirsi con una frequenza maggiore, ossia ogni due anni.
Bisogna sapere come questi controlli di legge sono soprattutto finalizzati a controllare la combustione e la non elevata emissione di gas nocivi nell'atmosfera.

Specializzazione degli Operatori degli impianti termici

La stessa norma, inoltre, sottolinea l'importanza di fare riferimento a professionisti del settore. È importanti, infatti, che le manutenzioni e soprattutto le verifiche finalizzate all'analizi dei gas di scarico vengano eseguite da centri di assistenza qualificati e dotati delle autorizzazioni. Le certificazioni, infatti, possono essere rilasciate solo da tecnici autorizzati.
Per questa ragione è consigliabile verificare il possesso delle autorizzazioni da parte dei professionisti a cui ci si rivolge per i controlli sulle caldaie e l'impianto di riscaldamento domestico.

Come installare le canne fumarie

Un elemento del palazzo legato al condominio, che necessita di approfondimenti su eventuali permessi da chiedere all'assemblea condominiale, è quello delle canne fumarie.

Questi elementi vengono spesso costruite per smaltire i fumi del riscaldamento, dei fornelli o di un ristorante o pizzeria che si trovano all'interno dell'edificio stesso. Esistono norme relative alla costruzione da seguire attentamente.

I condotti sono costruite in modo da aspirare l'aria esterna che viene bruciata, insieme al combustibile, nella camera di combustione. L'effetto dell'operazione è la produzione di un insieme di ossigeno e fumo che viene, appunto, espulsa dalla canna.
Il movimento di queste masse gassose viene permesso tramite una differenza di pressione che è detta “tiraggio”. Il tiraggio viene facilitato, inoltre, dalla differenza di pressione fra la miscela prodotta internamente e l'aria esterna. Il rapporto viene modificato anche dalla temperatura, che agisce in maniera diretta sulla densità (se la temperatura aumenta, la densità diminuisce).

Questo principio base si deve poi incontrare con la realtà dei fatti: se la canna è sporca, ostruite o se il tempo atmosferico è inclemente, il passaggio di fumi e gas può non avvenire il maniera corretta.

Le dimensioni della canna fumaria che installiamo, quindi, devono essere pensate anche tenendo conto di queste difficoltà.
Le misure dell'impianto vengono stabilite in base a :

  • temperatura raggiunta
  • altezza della canna
  • isolamento termico della struttura
  • resistenze dell'impianto

Chi ha la proprietà delle canne fumarie

Le canne fumarie possono essere di proprietà di un singolo condomino oppure essere in comproprietà con quelli che hanno il loro appartamento situato sulla verticale dell'impianto stesso. L'allaccioa quella di un altro condomino prevede il consenso dello stesso; è invece possibile allacciarsi alla canna fumaria di un impianto di riscaldamento centralizzato in disuso.

Nei casi esse siano comuni a più proprietari e che necessitano di ripristino, ogni singolo condomino può richiedere tale intervento. Alla spesa dovranno però contribuire anche i condomini che hanno già provvisto allo smaltimento dei fumi

I divieti condominiali

È inoltre vietata l'ostruzione degli impianti, che vengono usate anche dai condomini delle unità sottostanti; può avvenire solo nel caso in cui l'ostruzione è stata posta in essere da oltre vent'anni e gli interessati non hanno mai fatto obiezioni in merito.

È invece possibile ridurre la sezione della canna fumaria, se la modifica non causa impedimenti all'uso della stessa da parte di altri condomini. In caso di nuova installazione la spese deve infine essere distribuita secondo i millesimi di proprietà fra i soli condomini che utilizzano l'impianto stesso.

Normativa dell'impianto

L'installazione delle canne fumarie è regolato da precise norme che ne stabiliscono le caratteristiche fisiche.
Secondo il d.p.r. n. 412/1993, lo sbocco della canna dev'essere posizionato sopra il tetto all'altezza stabilita dalla normativa vigente; soprattutto occorre fare riferimento al regolamento edilizio del comune di appartenenza. L'altezza, peraltro, è diversa a seconda della classe dell'impianto: più è efficiente – quindi meno inquinante – minore è la distanza alla quale collocare lo sbocco. (Per le sole caldaie a condensazione è prevista la possibilità di realizzare uno scarico a parete).

Il problema della distanza dal tetto non è comunque chiarito dalla giurisprudenza di livello più alto. Sia, infatti, che si tratti di condomini sia che si tratti di case indipendenti, la Cassazione ha più volte chiarito che occorre osservare la legislazione locale.

Dove acquistarle

Sono presenti sul web numerosi negozi on line specializzati nella vendita di canne fumarie. Una nota marca è Schiedel, ma una semplice ricerca – localizzata anche sul territorio – può dare altri ottimi risultati.





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