Quando si parla di tasso di interesse, è importante conoscere come i concetti di spread e mutui si relazionano. Generalmente il tasso di interesse è calcolato come somma di uno Spread, ovvero un indice di riferimento o percentuale di guadagno della banca, compresa di una possibile maggiorazione legata al richiedente del prestito.

Che rapporto c'è tra Spread e mutui?

Lo spread, termine inglese che significa oscillazione, scarto, viene utilizzato dagli istituti di credito per i calcoli di natura ipotecaria e fiduciaria; esso si aggiunge al costo del denaro e la somma dei due consente di ottenere il tasso nominale. In Italiano lo spread può essere tradotto come “scarto” o “margine”.

Il termine spread ha diversi significati; viene spesso utilizzato per indicare le operazioni finanziarie dalle quali si ottiene un valore specifico a una scadenza prestabilita. Esistono inoltre diciture quali: credit spread e bid-ask spread.

Lo spread legato ai mutui rappresenta la somma di denaro che le banche decidono di aggiungere al tasso di base previsto; in definitiva lo spread costituisce il guadagno della banca che concede un mutuo.

Questo indice prevede un'aliquota che varia tra lo 0,50 % e il 2% e che andrà sommata al tasso interbancario specifico; tale quota si chiama Eurirs, per i mutui a tasso fisso, oppure Euribor, per i mutui a tasso variabile.

Qual è il calcolo che regola il rapporto tra lo spread e mutui

Per calcolare lo spread, si tiene conto del tasso di base, Euribor o Eurirs, e ad esso si aggiunge un ricarico; sarà stessa a stabilire la percentuale di ricarico e a determinare così la sua parte di guadagno (margine di guadagno).

Più alto è lo spread, ovvero la maggiorazione, più costoso si rivelerà il mutuo, mentre più e basso, più il mutuo sarà conveniente. Uno svantaggio legato allo spread sui mutui è la sua variabilità difficilmente controllabile; differenze seppur minime di spread (0,10% - 0,15%) possono infatti incidere sull'intera durata del mutuo, incrementando il suo valore di centinaia o migliaia di euro di interessi. Per cercare di ovviare a tale inconveniente, sono infine nati i mutui variabili con Cap, che sono mutui a tasso variabile con un tetto massimo per il tasso di interesse.

In riferimento al mutuo, dunque, la banca non guadagna solo sullo Spread: la banca infatti cosa fa? Compera dalla Banca centrare il denaro al tasso di sconto, rivendendolo poi a un interesse pari all'EurIRS-Euribor maggiorato dello Spread.

Quando si applica?

Per applicare uno spread, ci si serve di un indice che è la media pesata degli interessi, calcolata sull'intera somma dei prestiti calcolati in un mercato di riferimento. In questo modo, per quanto riguarda il mutuo è possibile evitare possibili speculazioni sui tassi di interesse.

Spread e mutui

In questo modo però si rischia di creare una sorta di cartello bancario, in quanto vengono applicati gli stessi tassi a meno che non si opti per uno spread. La variabilità dello spread, calcolata in percentuale, sui tassi di interesse, può raggiungere vette elevate.

E' importante sottolineare come alcuni istituti di credito si riservino la facoltà di uno sconto sullo spread, nel caso il rapporto fra rata e reddito risulti inferiore al 30%.

Come e perché combatterlo?

Negli ultimi mesi, lo spread dei mutui non ha fatto che salire, costringendo gli italiani a posticipare l'eventuale accensione di un finanziamento.
Chi ha attivato un mutuo tre o quattro anni fa, infatti, ha potuto godere di condizioni molti vantaggiose: la situazione è crollata dopo l'introduzione della nuova norma relativa al tasso di usura che, grazie a complessi meccanismi economici, ha permesso alle banche di aumentare il Taeg (“Tasso annuo effettivo globale”), ovvero il tasso di interesse dell'intera operazione del mutuo.

Oggi la situazione critica dell'economia relativa all'EuroZona non fa ben sperare per quello che riguarda i valori dello spread, pertanto, se si vuole accendere un mutuo in consiglio è quello di valutare solo proposte che permettano rinegoziazioni.

Infatti, occorre un buon occhio critico per leggere saggiamente i movimenti economici di tutta la zona d'interesse – ovvero l'Europa – per cogliere l'occasione, quando si presenterà, di modificare la propria offerta.
Questa dev'essere valutate soprattutto in relazione alla dicotomia classica fra tasso variabile e fisso.
La scelta è difficile, anche perché numerosi elementi concorrono in egual misura.

Sicuramente un tasso fisso permette di prevedere con certezza il costo mensile del mutuo. Tuttavia questo valore non verrà assolutamente influenzato dai cambiamenti del potere d'acquisto degli italiani.
D'altro canto, un tasso variabile è sin troppo soggetto ai “capricci” del mercato, ma ad oggi, invero, sembra uno dei più convenienti visto che viene calcolato in base al tasso Euribor o Bce, che, in periodi di crisi, tendono ad essere bassi rendendo questo momento, se non il migliore, una buona occasione per pensare al mutuo.

Il consiglio più importante, in ogni caso, è quello di valutare l'eventuale rata del mutuo in relazione allo stipendio: il mutuo non dovrebbe costituire più del 35-40% dello stipendio sottratte le spese quotidiane. Altrimenti, il finanziamento potrebbe diventare piuttosto rischioso.

Spread e mutui: l'incidenza dell'Eurirs

All'interno del panorama finanziario legato ai mutui, esistono determinati indici che vanno tenuti sempre in considerazione e che definiscono le variazioni e le oscillazioni riferite ai tassi di interessi e all'ammontare di denaro da fornire alle banche che fanno credito e rilasciano il mutuo stesso.

Oltre allo Spread (la somma di denaro che le banche decidono di aggiungere al tasso di base previsto) e all'Euribor(tasso di interesse medio, applicabile ai mutui a tasso variabile), esiste anche l'Eurirs.

Cosa determina l'Eurirs

La parola Eurirs è l'acronimo di Euro Interest Rate Swap, tasso per gli swap su interessi; esso viene calcolato ogni giorno dall'European Banking Federation ed è la media delle quotazioni alle quali le banche dei paesi dell’Unione Europea praticanol’Interest Rate Swap (I.R.S). L'Eurirs rappresenta un tasso di riferimento medio, usato come termine di orientamento dalle banche, per stipulare contratti nominati (swap) con annessa copertura di rischio. Tale tasso è simile al tasso IRS ed è usato e calcolato unicamente per il mercato europeo e per le 50 principali banche dell'UE.

L'Eurirs viene utilizzato nel calcolo degli interessi dei mutui a tasso fisso; esso varia in base alla durata del prestito e non dipende invece dalla somma totale del capitale preso in considerazione. Una maggiore durata del prestito, comporta dunque un tasso Eurirs più elevato.

La quantità di interessi da pagare con l'Eurirs può essere calcolata con la seguente formula: Capitale x Tasso Annuo x giorni / 36500. Prima di decideredi fare un mutuo a tasso fissso e stipulare un contratto d'acquisto di lunga scadenza, è bene infine verificare l'ammontare del tasso Eurirs, per capire quale sarà la futura rata di riferimento del mutuo stesso.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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