Sin da subito il bonus 110 per cento ha riscosso un considerevole interesse ed ha incentivato da un lato la ristrutturazione di varie tipologie di abitazioni e quindi un loro ammodernamento (necessario nel nostro Paese) e, dall’altro lato, fornito nuovo slancio alle imprese del settore edile. Tale bonus ha consentito in questi ultimi anni e permetterà ancora, come vedremo, un rinnovamento sotto diversi aspetti di case private e di edifici condominiali.

Considerando il successo ottenuto, il governo in questi anni ha di volta in volta rinnovato il bonus 110% e in alcuni casi apportato anche leggere modifiche, per migliorarne alcuni aspetti e ridurne le criticità per altri. Per quelle persone che non conoscessero di cosa si tratti, cerchiamo di capire meglio come funzioni questo incentivo alle ristrutturazioni, a chi si rivolge e soprattutto in quali casi può essere richiesto. Andiamo quindi ad approfondire questo argomento.

In cosa consiste il bonus 110 per cento

Questo rappresenta una detrazione fiscale del 110%, che trova disciplina nel cosiddetto “Decreto Rilancio” (Decreto Legge 34/2020), per quelle spese derivanti da interventi di isolamento termico, di riduzione del rischio sismico o per il rinnovamento degli impianti di climatizzazione invernale, sia negli edifici condominiali che nelle singole abitazioni. Tale beneficio del 110% è valido per i lavori avviati dal 1° Luglio 2020 e presenta scadenze differenti in base ai soggetti che li effettuano e sostengono le spese.

In particolare:

  • Per lavori condominiali, il beneficio fiscale resta al 110% fino al 31 Dicembre 2023, poi esso scenderà al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025;
  • Per le persone fisiche proprietarie di palazzine composte da 2 a 4 unità immobiliari, detrazione al 110% per interventi eseguiti fino al 31 Dicembre 2023, poi il beneficio si riduce al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025;

Ulteriori scadenze differenziate sono previste per altri casi specifici.

Chi può usufruire del bonus fiscale

Sono diversi i soggetti che, come abbiamo accennato, possono fare richiesta per beneficiare del Superbonus 110%. Tra questi abbiamo: condomini; persone fisiche (al di fuori dell’esercizio d'attività d’impresa, arti e professioni) che detengano o posseggano l’immobile oggetto dei lavori oppure proprietari di edifici composti da 2 a 4 immobili, comunque distinti a livello catastale; Istituto Autonomo Case Popolari (IACP); cooperative di abitazione a proprietà indivisa; ONLUS.

Un soggetto deve detenere o possedere un immobile in base ad un titolo idoneo, pertanto vi rientrano, tra gli altri:

  • Proprietari o nudi proprietari;
  • Titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • Locatari o Comodatari (ma soltanto se col consenso del possessore legittimo);

I lavori per cui è possibile richiedere il beneficio

In questo caso, gli interventi ammessi possono essere di due tipologie differenti: quelli principali (o trainanti) e quelli aggiuntivi (o trainati). I secondi possono rientrare tra quelli soggetti a detrazione soltanto se eseguiti in concomitanza con almeno uno degli interventi principali, inerenti l’isolamento termico, il rinnovamento degli impianti di climatizzazione invernale o la riduzione del rischio sismico.

Gli interventi principali o trainanti sono:

  • Lavori di isolamento termico sugli involucri;
  • Sostituzione impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni oppure su edifici unifamiliari o singole unità immobiliari di strutture plurifamiliari funzionalmente indipendenti;
  • Interventi antisismici;

  Lavori aggiuntivi o cosiddetti trainati sono:

  • Interventi di efficientamento energetico;
  • Installazione di impianti solari fotovoltaici e sistemi di accumulo;
  • Infrastrutture per la ricarica di veicoli di tipo elettrico;
  • Lavori per l’eliminazione delle barriere architettoniche;

Ricordiamo che gli interventi devono riguardare edifici esistenti (sia singole unità immobiliari che edifici condominiali) e sono pertanto escluse le nuove costruzioni. Inoltre, anche i possessori o detentori di seconde case possono beneficiare della detrazione fiscale del bonus 110%. Difatti, questa è ammessa fino ad un massimo di due unità immobiliari. Ad esempio: sulla casa principale e su un’eventuale seconda abitazione oppure sulla casa principale e su quella secondaria inserita in un condominio.

Restano escluse da questi vantaggi fiscali le cosiddette case di lusso, cioè immobili rientranti nelle categorie catastali A1, A8 e A9. Per quanto concerne l’efficientamento energetico, gli interventi ammessi al bonus richiedono un requisito particolare: un miglioramento di almeno due classi energetiche (da D a B, ad esempio), anche in concomitanza con altri lavori di efficientamento, come quelli effettuati col cosiddetto Ecobonus.

Se tale miglioramento di due classi non possa avvenire, si deve almeno attestare un passaggio ad una classe energetica migliore e quindi più alta, come ad esempio dalla A3 alla A4. Il tutto attraverso la presentazione dell’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.), sia precedente che successivo all’intervento eseguito, rilasciato da un tecnico specializzato abilitato.

Cos'è il bonus idrico

In questi anni, il governo italiano ha portato avanti iniziative per incentivare il rinnovo di veicoli, di elettrodomestici, di case ed edifici condominiali e tanto altro, attraverso l’avvio o il prolungamento di vari bonus, come quelli, ad esempio, per la rottamazione delle automobili o il bonus casa. Tali incentivi non sono altro che agevolazioni di natura finanziaria o fiscale, per coloro che decidono di aderire a queste specifiche iniziative statali.

Tra quelle più importanti e recenti, particolare attenzione merita il cosiddetto Bonus Idrico, definito anche come “bonus docce e rubinetti” o “bonus bagno”. Esso è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2021 (Legge n°178 del 30 Dicembre 2020), al fine di favorire il risparmio dell’acqua e pertanto una limitazione del suo uso. Destinatari di tali incentivi fiscali, come vedremo meglio, saranno sia persone fisiche che esercizi commerciali. Andiamo quindi a vedere di cosa tratta il bonus idrico in dettaglio.

Oltre a queste informazioni essenziali, si devono fornire anche quelle relative all'immobile in cui si sono effettuati tali interventi e per cui si richiede istanza di rimborso. In particolare, si deve dichiarare l'identificativo catastale di tale immobile e quindi Comune, Sezione, Sezione Urbana, Foglio, Particella e Subalterno. Per quanto riguarda il richiedente, invece, questi deve indicare il titolo giuridico per cui si effettua la richiesta di beneficio e pertanto specificare se proprietario, cointestatario, locatario o usufrutturario dell'immobile.

Questo consiste in misure destinate all’efficientamento in ambito idrico, allo scopo non solo di risparmiare l’uso e il consumo di acqua (sia per questioni di tipo economico che soprattutto per motivi ambientali), ma anche per favorire la lotta al lavoro nero in questo settore e incentivare una certa fiscalità. In pratica, per quei soggetti che acquistano e sostituiscono rubinetti, docce, sanitari in ceramica e, in genere, bagni, che consentono una riduzione dei consumi idrici, vi sono agevolazioni di natura fiscale.

Tali agevolazioni consistono, nello specifico, in rimborsi fino a 1.000 Euro per l’efficientamento di un bagno, con la sostituzione di determinati elementi, attraverso lavori o interventi effettuati in un anno e cioè dal 1° Gennaio al 31 Dicembre 2021. Comunque, questi benefici sono stati rinnovati a fine 2021, con la Legge di Bilancio 2022, pertanto gli incentivi fiscali sono stati prolungati fino al Dicembre 2023. Tuttavia, questi saranno disponibili fino all’esaurimento delle relative risorse finanziarie.

Destinatari ed interventi ammessi per questo bonus

A poter richiedere tale agevolazione possono essere persone fisiche maggiorenni residenti in Italia, che siano titolari di diritti di proprietà o altri diritti reali su edifici esistenti oppure di diritti personali di godimento su parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari. Gli interventi ammessi riguardano l’acquisto e la montatura di vasi sanitari in ceramica, con un volume massimo di scarico fino a 6 litri; di rubinetti e miscelatori, sia per il bagno che per la cucina, sempre con portata fino a 6 litri; di soffioni doccia e colonne doccia.

Ricordiamo che nell’intervento in questione si include non solo l’acquisto di elementi, ma anche la sostituzione di strumenti relativi al flusso d’acqua. Inoltre, rientrano nelle agevolazioni anche i costi di manodopera per il rinnovo o l’installazione dei sistemi già in uso nelle abitazioni in questione. Tra gli elementi che, invece, non rientrano tra quelli che usufruiscono dei benefici vi sono i piatti doccia, bidet, la sostituzione di vasche da bagno, sedili e copri water, sanitari in resina e lavandini.

Come poter richiedere il bonus idrico

Coloro che voglio usufruire delle agevolazioni in questo ambito, possono richiederlo per un solo immobile ed un’unica volta e devono essere, come già accennato in precedenza, cointestatari o titolari di diritto reale o personale di godimento della struttura abitativa. La richiesta può essere effettuata direttamente su apposita piattaforma online del Ministero della Transizione Ecologica (Mite), a cui si accede attraverso Spid oppure Cie (Carta d'Identità Elettronica).

Nella compilazione del modulo online verranno richiesti, tra le altre cose: dati anagrafici del beneficiario; importo delle spese effettuate (per un massimo rimborsabile di 1.000 Euro); quantità e specifiche tecniche dei beni sostituiti; copia della fattura elettronica o di documenti commerciali relativi all’acquisto e/o sostituzione dei beni oggetto degli interventi; copia della fattura relativa ai lavori effettuati; dichiarazione di non aver usufruito di altre agevolazioni fiscali per le medesime spese.

Per gli esercenti commerciali che intendono avvalersi di tali benefici fiscali, è disponibile un apposito modello esercente bonus idrico e che permette agli stessi di certificare le spese sostenute. Nel modulo destinato a questi o alle persone fisiche, si deve inserire anche il numero Iban del beneficiario, per poter ricevere direttamente sul conto il rimborso delle spese riconosciute. Non sono previste rate, ma il versamento è effettuato in un’unica soluzione.

Ricordiamo, comunque, che non si avrá diritto ad ottenere il rimborso nel caso in cui la richiesta sia stata compilata non correttamente oppure risulti incompleta per quanto concerne le informazioni e/o gli allegati richiesti o, ancora, nel caso i controlli eseguiti abbiano riscontrato delle irregolaritá rispetto alle dichiarazioni rese oppure siano stati esauriti fondi stanziati. Al momento, da questo punto di vista, sono state utilizzate giá la metá delle risorse disponibili per tale bonus ed il totale delle richieste di rimborso pervenute sono oltre 12.000.

Comunque sia, a disposizione dei cittadini che siano interessati al bonus idrico e vogliano avere maggiori informazioni al riguardo, vi è un numero verde fornito dal Ministero della Transizione Ecologica (che risponde all'800 090 045), a cui poi si aggiunge anche un utile manuale dell'utente, con la spiegazione del funzionamento della piattaforma ministeriale relativa a tale bonus. Quest'ultima è disponibile dal 17 Febbraio 2022 e vi si puó accedere facilmente attraverso l'indirizzo internet "www.bonusidricomite.it".

Una volta presenti sulla piattaforma del ministero, l'inserimento dei dati e degli allegati necessari deve essere effettuato e completato nell'arco di trenta minuti. Trascorse tre ore dal completamento della richiesta di rimborso sul sito ministeriale, è possibile eventualmente rettificare informazioni e documenti inseriti. Sia l'inserimento che la modifica devono essere effettuati con accuratezza ed attenzione, in quanto, come detto, se non eseguiti correttamente, possono determinare la bocciatura della richiesta di accesso al bonus.  

Cos'è il Bonus Verde

In questi anni, sono state tante le iniziative avviate dal governo per incentivare il rinnovamento non solo delle abitazioni private, ma anche dei condomini e degli edifici in generale. Si pensi, ad esempio, ai bonus ristrutturazioni oppure a quelli per l’efficientamento energetico, che hanno consentito un miglioramento sia a livello strutturale e di comfort abitativo e sia soprattutto riguardo ai consumi energetici. Un doppio beneficio quindi: economico ed architettonico.

Tuttavia, tra le misure più apprezzate, soprattutto dagli amanti dei giardini, vi è senz'altro il cosiddetto Bonus Verde. Un incentivo, lanciato qualche anno fa ma rinnovato di recente, che consente agevolazioni per coloro che posseggono piccole aree verdi nella propria abitazione o edificio. Andiamo quindi a scoprire in cosa consiste questa iniziativa, quali siano i benefici di tipo economico disponibili e per quale genere di interventi è possibile ottenerli.

Questo è un’agevolazione fiscale, in particolare una detrazione Irpef del 36% per interventi di sistemazione di terrazze, giardini ed aree scoperte di pertinenza con l’inserimento di alberi e piante e per la creazione di coperture a verde e giardini pensili. Le strutture interessate possono essere sia appartamenti privati, e quindi singole unità immobiliari, che palazzi condominiali. È possibile detrarre fino ad un massimo di spesa di 5.000 Euro per singola unità immobiliare, ottenendo quindi un rimborso fino a 1.800 Euro.

Tale detrazione, introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2018, è stata confermata con la successiva Legge di Bilancio 2022 e se ne può usufruire fino al 31 Dicembre 2022. Il beneficio fiscale massimo di 1.800 Euro viene ripartito in 10 rate annuali di pari importo, purché le spese effettuate siano tracciabili e quindi pagate attraverso bonifico bancario o postale. Inoltre, questa agevolazione riguarda unicamente gli immobili ad uso abitativo, mentre non vi rientrano quelli ad uso commerciale.

Chi può usufruire della detrazione fiscale

Possono richiedere l’agevolazione coloro che posseggono o detengono, basandosi su un titolo idoneo, la struttura immobiliare oggetto dei lavori e che abbiano sostenuto le spese relative. Oltre che i proprietari, possono farne richiesta i titolari di nuda proprietà; i titolari di diritto reale di godimento sull’immobile (quali, ad esempio, usufrutto, uso, abitazione o superficie); i locatari ed i comodatari, pertanto coloro che sono, rispettivamente, in affitto nell’immobile o lo utilizzano in comodato d’uso.

Tipologie di interventi detraibili

Andando nello specifico, diversi sono i lavori, riguardanti sia immobili privati che condominiali, che possono essere ammessi al Bonus Verde. Tra questi abbiamo: riqualificazione dei prati (ad esclusione di quelli ad uso sportivo); realizzazione di pozzi e di impianti di irrigazione; grandi potature; fornitura e messa a dimora di piante ed arbusti di vario genere; interventi di restauro e recupero di giardini con interesse storico-artistico di pertinenza di immobili soggetti a vincolo.

A questi si aggiungono, come detto in precedenza, sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, singole unità immobiliari, recinzioni o pertinenze; creazione di coperture a verde e di giardini pensili. Comunque sia, gli interventi devono essere di natura straordinaria e che creino una sistemazione a verde ex novo oppure modifichino radicalmente una già esistente.

Restano esclusi, invece, lavori di manutenzione ordinaria e l’acquisto di eventuali attrezzature destinate alle aree verdi. Non sono ammessi neanche interventi di manutenzione ordinaria su giardini già esistenti e che non determinino o prevedano alcuna innovazione o modificazione degli stessi. Particolare, invece, come vedremo, è la situazione in cui siano effettuati interventi su un edificio condominiale.

Lavori effettuati in un condominio

Si potrà usufruire della detrazione anche per le spese relative ad interventi eseguiti sulle parti comuni esterne di un condominio, fino ad un massimo di 5.000 Euro per singola unità abitativa presente nell’edificio. Ciascun condomino ha diritto all’agevolazione fiscale nel limite della quota a lui imputabile. Nel caso particolare di lavori eseguiti sia in abitazioni private che su parti comuni condominiali, il bonus fiscale spetta su due distinti limiti di spesa, di 5.000 Euro ciascuno.

Cos'è il bonus facciate

In questi ultimi anni, grazie a numerose iniziative ed incentivi del governo, si sono avute diverse opportunità per cambiare le automobili o rinnovare le proprie abitazioni, magari migliorandone le strutture (anche dal punto di vista antisismico) oppure l’efficienza energetica. Spesso, poi, tali agevolazioni hanno riguardato non solo le abitazioni private, ma anche edifici condominiali, consentendo così un miglioramento generale del comfort abitativo di tante famiglie.

Tra tutte queste iniziative lanciate, un particolare successo ha riscosso anche il cosiddetto Bonus Facciate, un’agevolazione di tipo fiscale che, come vedremo, permette di migliorare l’aspetto esteriore e quindi estetico degli edifici e di varie strutture, tra cui anche i cosiddetti immobili strumentali (un esempio possono essere gli uffici professionali). In cosa consiste il bonus facciate e chi sono i soggetti che ne possono usufruire? Andiamo ad approfondire maggiormente questo argomento.

Lanciato qualche anno fa, anche nel 2022 si potrà usufruire (sia pure con alcune modifiche rispetto al recente passato) di questa agevolazione fiscale, che prevede una detrazione d’imposta del 60% per quegli interventi che riguardino il rinnovo o il restauro delle facciate esterne degli edifici esistenti. Questi possono essere di qualunque categoria catastale, inclusi gli immobili strumentali, come ad esempio uffici, studi, laboratori e negozi.

La differenza rispetto agli anni precedenti, a cui si accennava prima, è proprio nella percentuale della detrazione spettante, cioè il 60%, mentre nel 2020 e nel 2021 questa raggiungeva invece il 90%. Tale beneficio fiscale può essere richiesto per tutti i lavori effettuati fino al 31 Dicembre 2022 e non riguarda tutti gli edifici esistenti, ma solo quelli compresi in alcune zone specifiche. Gli interventi (anche la sola pulitura o tinteggiatura) devono riguardare le strutture opache delle facciate, balconi, ornamenti e fregi.

Tutte le spese sostenute per tali lavori di rifacimento delle facciate dovranno essere documentate e pagate attraverso bonifici postali o bancari. Poi, dovranno essere esibite in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi. La detrazione spettante sarà rimborsata in dieci rate annuali di medesimo importo. Ricordiamo, inoltre, che per ottenere il bonus facciate non esiste un tetto massimo di spesa o limiti particolari per la detrazione da ricevere.

Chi può richiedere tale bonus e gli interventi ammessi

Per quanto concerne i generi di lavoro ammessi alla detrazione, essi devono riguardare le facciate che si rivolgono a strade o luoghi pubblici, con esclusione quindi di quelle interne rivolte verso chiostri o cortili. In particolare, sono agevolabili i lavori di pulitura e tinteggiatura delle facciate; sostituzione di grondaie; rifacimento di parapetti esterni e interventi inerenti sia il decoro urbano che la sistemazione di parti di impiantistica poste nella parte opaca della facciata.

Le aree territoriali in cui è possibile richiedere il bonus

Come accennato, i lavori di rifacimento delle facciate devono riguardare edifici esistenti posti in aree territoriali specifiche. In particolare, essi devono trovarsi nelle zone A e B, come indicato dal Decreto Ministeriale n°1444/1968. La zona A si riferisce a quelle aree dove vi sono agglomerati urbani che presentino un carattere storico, artistico o evidenzino un certo pregio ambientale, come ad esempio potrebbe essere un centro storico o un semplice borgo.

La zona B, invece, si riferisce a quegli ambiti territoriali totalmente o parzialmente edificati. Con quest’ultima definizione, si intendono quelle aree in cui la superficie coperta degli edifici presenti sia non minore a un ottavo (il 12,5%) della superficie fondiaria complessiva dell’intera zona e in cui la densità territoriale sia maggiore di 1,5 mc/mq. Comunque sia, tali zone possono essere facilmente individuate attraverso una verifica del piano regolatore di ciascun Comune, con l’ausilio di un professionista o un addetto comunale. 

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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