Il cosiddetto “adeguamento Istat della locazione” rientra nel calcolo annuale dell’istituto nazionale delle statistiche che tratta i cambiamenti che si verificano ciclicamente sul costo della vita. Tale indice riguarda tutti i possibili “campi” che concorrono a formare, appunto, il costo della vita; per essere chiari e semplici al tempo stesso, quindi, possiamo citare i costi dei generi alimentari, delle sigarette, dei medicinali e, appunto, dei canoni di locazione.

Cosa?

Insomma, tutto ciò che può essere oggetto di tassazione grazie all’azione di leggi, decreti e modifiche apportate dai vari governi in carica concorre a formare l’annuale adeguamento istat. Adeguamento necessario per il bene dell’Italia dunque, ma difficilmente per quello del consumatore ultimo (e delle sue tasche!).

Nel canone per i liberi e concordati

All’interno di tutti i contratti è presente una voce che fa esplicitamente riferimento all’adeguamento Istat della locazione: inutile dire che tale voce non dovrebbe mai essere fatta passare sottogamba. Tale cifra, infatti, viene calcolata in base al costo della vita e va aggiunta al canone mensile stabilito nel contratto che si va a firmare.

L'indice in questione è quello denominato FOI, basato sui prezzi di consumo per le famiglia di operai e impiegati senza il comparto dei tabacchi.

Tale cifra, quindi, è a tutti gli effetti parte integrante della mensilità che versiamo al padrone di casa. Nei contratti può comparire più o meno indifferentemente in due diversi modi:

  • nei contratti a canone concordato: come richiesta retroattiva ma senza la presenza di arretrati
  • nei contratti liberi: come aumento automatico a carico dell’inquilino. Con questa formula si fa inoltre obbligo di mettersi in pari con gli arretrati

Per conoscere l'adeguamento di quest'anno, è possibile utilizzare affidabili software gratuiti online.

Clausole nei contratti di locazione

Aggiornamento Aprile 2013

È sempre bene fare estrema attenzione alle clausole che riguardano l'adeguamento Istat nella locazione sia da parte del proprietario che dell'inquilino.
Il primo, infatti, è per legge obbligato a chiarire la sua posizione sull'argomento (ovvero: sul quando far scattare l'aumento e di quanto), per i secondi è necessario valutare anche quest'aspetto per giudicare l'opportunità del contratto.

La situazione differisce a seconda che si tratti di una locazione ad un commerciale piuttosto che abitativa.
Per quello che riguarda la prima situazione, la legge 392/78 prevede l'obbligo di fare aumentare il canone annuale in misura non superiore al 75% dell'indice di cui si parlava precedentemente. Non può non essere previsto: per la legge, i contratti che non ne fanno menzione sono nulli.

È possibile, tuttavia, prevedere un aumento maggiore ma questo deve trovare una forte giustificazione.
Inoltre, per i contratti di lunga durata – oltre i limiti consueti del contratto libero – è possibile stabilire un adeguamento diverso, nato dalla contrattazione dei due interlocutori.

Per le abitazioni, invece, la libertà sull'adeguamento è totale: l'importante è che se ne faccia parola nel contratto. È possibile valutare un aumento del 100% dell'indice o anche superiori.
In realtà, mediamente, si accoglie un adeguamento pari al 75% del valore, esattamente come per le locazioni commerciali.
Per quest'anno, dove l'inflazione media dell'anno precedente è stata del 3%, l'adeguamento è pari al 2,3% per i canoni annuali.

Non è detto che il valore debba essere annuale: alcuni padroni di casa stabiliscono che la variazione scatti dalla ricorrenza mensile dell'inizio del contratto con l'inflazione relativa a quel mese.





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